Manuale di Solfeggio
di Mario Fulgoni
In funzione delle prove di solfeggio parlato sono stati redatti i tre volumi del Manuale di Solfeggio, divisi per anno di corso e correlati agli argomenti del Manuale di Musica attraverso le tavole di raccordo presenti rispettivamente a p. 7 del I volume e a p. 7 del II volume. Il primo volume è impostato direttamente sulla lettura nel doppio pentagramma nelle chiavi di violino e basso.
Nel secondo volume vengono presentate tutte le altre chiavi in rapida sequenza e ben presto si abitua l’allievo alla lettura a rigo alternato. Gli esercizi nel setticlavio si prestano anche a una lettura intonata, almeno nella fase di presentazione delle singole chiavi. Da notare, ancora nel secondo volume, la ripartizione di ogni pagina in due momenti: un esercizio nel doppio pentagramma in cui vengono sviluppati progressivamente tutti i problemi ritmici impostati nel Manuale di Musica, e un esercizio in sei chiavi con difficoltà ritmiche più contenute.
Nel terzo volume sono introdotti gli elementi di stenografia musicale (gli abbellimenti principali e le abbreviazioni), la cui soluzione si considera obbligatoriamente contestuale quale parte integrante del testo musicale, da leggere pertanto col testo e nel testo.
Nella pratica musicale vera e propria vengono infatti momentaneamente estratti dal testo solo alcuni casi particolari di abbellimenti inconsueti, difficili da decifrare, problematici da interpretare o tecnicamente ardui da eseguire. Non siamo pertanto d’accordo con quanti vorrebbero limitare lo studio degli abbellimenti a un momento puramente teorico, estraneo al contesto musicale: ciò non fa che radicare nell’allievo l’errata convinzione che l’ornamentazione possa essere qualcosa di superfluo, ininfluente ai fini musicali e comunque trascurabile.
Pur nella consapevolezza della vastità e complessità dell’argomento, riteniamo che una pratica seria della lettura scorrevole e pulita dei principali abbellimenti – s’intendano per “principali” gli abbellimenti in uso nel primo ottocento nella loro interpretazione ricorrente – non possa altro che ben attrezzare l’allievo nei confronti di un approccio più raffinato e stilisticamente consapevole.
Ai fini di un corretto ed efficace uso del solfeggio parlato è necessario richiamare in questa sede quanto affermato nella prefazione al Manuale di Solfeggio: Il solfeggio parlato, questo grande accusato, soffre piuttosto del modo scorretto con cui è stato per tanto tempo praticato e al quale ancora oggi si indulge. Spesso infatti il solfeggio si riduce a una scansione sillabica del testo musicale, con frazionamento dei valori nella reiterazione delle vocali e distruzione sistematica di tutte le sincopi con sottolineatura vocale forzata dell’accento metrico in luogo di quello ritmico. Quand’è così si può a ragione parlare di pratica inutile e dannosa, da eliminare senz’altro. La cosiddetta lettura “parlata” deve essere sempre considerata in funzione ritmica, con dizione netta e precisa delle sillabe e raddoppio delle consonanti per sottolineare con precisione accenti e attacchi; deve essere intonata su un suono fisso evitando scarti di intonazione e inopportuni appoggi sulle vocali con reiterazione delle stesse, facendo gli opportuni stacchi dopo le note legate e mantenendo sempre la corretta respirazione.
Manuale di Solfeggio
Raccolta di esercizi graduali per la conoscenza del solfeggio
VOLUME PRIMO – VOLUME SECONDO – VOLUME TERZO